Tradizioni e gastronomia della Pasqua

 
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Erika

Erika Giorgetti

Sono una giovane imprenditrice che collabora nell’impresa di famiglia Italia Per Voi. Mi occupo della comunicazione social e web dell’azienda, gestisco le nostre pagine social e seguo i profili di alcuni clienti oltre alla redazione degli articoli del nostro magazine.

1 Mar, 2026

Tradizioni e gastronomia della Pasqua

 

La Santa Pasqua è, dopo il Natale, la celebrazione religiosa più sentita nel mondo cristiano e coinvolge, per tradizione e cultura, credenti e non. Dal punto di vista cattolico, i quaranta giorni di Quaresima preparano al cuore della festa: la resurrezione di Cristo.

Un periodo di espiazione del peccato che culmina nella promessa di vita eterna, ricordata e celebrata anche attraverso il cibo. Per i cattolici, ciò che arriva in tavola nel giorno di Pasqua diventa simbolo e celebrazione, un atto che va oltre il semplice nutrimento.

Tra i simboli più ricorrenti spicca l’uovo, dolce o salato, scrigno di vita in ogni epoca e cultura. Accanto a esso, l’agnello: Gesù è l’Agnello di Dio, e il suo sacrificio e ritorno alla vita trovano riflesso in una tradizione gastronomica antichissima.

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I sapori di mare

 

In una regione che affonda le sue radici nel mare, la Pasqua non poteva che trovare nel pesce uno dei suoi pilastri gastronomici. La tradizione del “magro”, osservata durante la Quaresima e in particolare nei giorni che precedono la domenica pasquale, ha contribuito a costruire un repertorio di piatti di mare ricchi, sostanziosi e profondamente identitari.

Il protagonista indiscusso resta sua eccellenza il Cappon Magro, piatto simbolo della cucina ligure delle feste. Una preparazione complessa, a metà tra antipasto e secondo, che unisce pesce e verdure su una base di gallette inumidite. Acciughe o alici, uova sode, verdure lessate, sott’oli e salsa verde si alternano in una stratificazione che racconta secoli di cucina di recupero e ingegno. Nato come piatto umile, destinato alla servitù che consumava gli avanzi delle tavole nobiliari, il Cappon Magro è oggi una delle massime espressioni della cucina festiva ligure.

Accanto a esso, durante il periodo pasquale trovano spazio altre preparazioni di mare legate alla tradizione del magro. Baccalà e stoccafisso compaiono spesso sulle tavole: accomodati,in umido con patate, oppure semplicemente lessati e conditi, rappresentano una scelta diffusa nelle cucine costiere, grazie alla loro lunga conservabilità e al forte valore simbolico legato ai giorni di astinenza dalla carne.

Nel Levante Ligure, e in particolare nel territorio spezzino, sono immancabili i muscoli ripieni, simbolo gastronomico del Golfo della Spezia. Cozze farcite con un ripieno di pane, uova, formaggio e aromi, poi cotte in tegame, diventano protagoniste di pranzi conviviali che ben si inseriscono anche nel contesto pasquale, quando il mare supplisce alla carne.

Non mancano le acciughe ripiene, altro grande classico ligure, preparate con farce semplici e profumate, spesso cotte al forno. Piatti poveri solo in apparenza, che raccontano una cucina di mare quotidiana trasformata in cucina della festa.

A completare il panorama, compaiono insalate di polpo, seppie con piselli e preparazioni a base di pesce azzurro, scelte che rispettano la tradizione quaresimale ma non rinunciano al gusto. Tutte ricette che parlano di un territorio sospeso tra fede, necessità e creatività, dove il mare diventa alleato imprescindibile anche nelle ricorrenze più solenni.

Nel Levante Ligure, la Pasqua di mare è quindi fatta di equilibrio: piatti apparentemente “magri”, ma ricchi di storia, di tecnica e di sapore, capaci di raccontare una cultura gastronomica che ha saputo trasformare il limite in identità.

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Profumi e gusti della terra

 

Se il significato della Pasqua affonda le sue radici nella resurrezione, i sapori di terra sono quelli che più direttamente traducono questo concetto in cucina. La Quaresima, con i suoi quaranta giorni di attesa e rinuncia, prepara simbolicamente e gastronomicamente alla festa, e ciò che arriva in tavola il giorno di Pasqua assume il valore di celebrazione piena.

Il simbolo per eccellenza resta l’agnello, carne che richiama direttamente Gesù, Agnello di Dio. La sua presenza attraversa culture e religioni: in ebraico la Pasqua prende il nome di Pesah, e il sacrificio dell’agnello è elemento fondante del rito. Al di là dell’aspetto religioso, il consumo di agnelli, pecore, montoni, capre e capretti si lega alla civiltà pastorale mediterranea, in particolare a quella dei pastori, che celebravano l’inizio del nuovo anno sacrificando i primi nati del gregge prima della partenza verso i pascoli estivi.

Da rito pagano a simbolo cristiano, l’agnello entra stabilmente nella cucina pasquale. Le preparazioni sono molteplici: arrosto intero, al fuoco vivo, glassato o ricoperto da croste di erbe aromatiche; oppure ridotto in costolette, impanate e fritte. Non mancano versioni in tegame o al forno, accompagnate da carciofi o patate condite con olio extravergine e rosmarino, come nell’intramontabile abbacchio alla romana, e varianti in umido o in spezzatino che rimandano ai territori toscani limitrofi.

In Liguria, regione storicamente povera di allevamenti, l’agnello non scompare ma si adatta. La fricassea di agnello è uno dei piatti pasquali più rappresentativi, preparata con carne proveniente dai pascoli di Zeri, a conferma di un legame stretto tra cucina e territorio dell’entroterra spezzino.

Accanto alle carni, i prodotti della terra diventano protagonisti assoluti. La Pasqua coincide con la primavera, e la tavola si riempie di ciò che “torna in vita”: bietole, carciofi, cipollotti, piselli, erbe aromatiche come la maggiorana. Ingredienti semplici, ma carichi di valore simbolico, che entrano in torte salate, ripieni e preparazioni al forno. Emblema di questo mondo è la torta pasqualina, regina della tradizione del Levante Ligure. Un piatto che unisce collina e forno, fatto di sfoglie sottilissime – tradizionalmente trentatré, come gli anni di Cristo – e di un ripieno ricco ma equilibrato: uova, prescinseua o formaggio cagliato, verdure di stagione e parmigiano. Si prepara in anticipo, si consuma anche fredda, e diventa cibo di condivisione, perfetto per i giorni di festa. Le uova, oltre al loro valore simbolico, sono elemento cardine della cucina pasquale di terra: sode, inserite nei ripieni, protagoniste di torte e preparazioni rustiche. Non stupisce che tornino anche nei primi piatti e nei brodi, come nei ravioli di magro o nei cappelletti freschi in brodo, consumati soprattutto nei pranzi più tradizionali.

Altri piatti di terra raccontano una Pasqua sobria ma nutriente: lattughe ripiene, anch’esse servite in brodo, e carni leggere come vitellone o prosciutto, preferibilmente disossato o di spalla, scelte per non appesantire una tavola già ricca di significati.

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A chiudere idealmente il cerchio dei sapori di terra non possono mancare pane, impasti e preparazioni da forno, che in Liguria assumono un valore che va ben oltre l’accompagnamento. Durante la Pasqua diventano veri protagonisti della tavola, soprattutto nei momenti di convivialità informale, tra un piatto e l’altro, o durante le scampagnate dei giorni successivi.

La focaccia resta una presenza costante. Semplice, all’olio o farcita, accompagna ogni degustazione anche nei giorni di festa. In particolare, la focaccia di Recco, gonfia e colma di prescinseua, rappresenta una tentazione irrinunciabile: calda, filante, ricca ma al tempo stesso essenziale, è spesso condivisa come piatto conviviale, spezzata con le mani, simbolo di una cucina che vive di gesti prima ancora che di ricette.

Accanto alla focaccia trova spazio anche la pizza, intesa nella sua versione più semplice e tradizionale, spesso bianca o leggermente condita. Una preparazione che, soprattutto nei giorni di festa, diventa soluzione pratica e trasversale, amata da grandi e piccoli, e perfetta per accompagnare salumi, formaggi o verdure di stagione.

Come valida alternativa, soprattutto nei contesti di magro o nei pranzi meno strutturati, entra in scena la farinata di ceci. Antica, essenziale, profondamente ligure, rappresenta una delle espressioni più autentiche della cucina di terra povera. Preparata con pochi ingredienti – farina di ceci, acqua, olio e sale – è spesso consumata calda, tagliata a spicchi, e diventa protagonista di tavolate informali e momenti di condivisione, anche nel periodo pasquale.

Tra le preparazioni da forno legate alla tradizione non può mancare la torta di riso, diffusa anche nel Levante Ligure. Dolce o leggermente aromatizzata, a base di riso, latte e uova, rappresenta una cucina domestica, rassicurante, che chiude il pasto o accompagna le colazioni dei giorni di festa. Una preparazione semplice, legata alla disponibilità degli ingredienti e alla ritualità familiare, che trova posto accanto ai grandi dolci pasquali senza rubare loro la scena.

In questo intreccio di focacce, pizze, farine e riso, la Pasqua ligure di terra racconta una cucina fatta di equilibrio, di necessità trasformata in tradizione, di piatti che non gridano ma restano. Preparazioni che parlano di casa, di forno acceso, di tavole allargate, e che continuano, anno dopo anno, a dare forma al gusto delle feste.

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