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Il Museo Tecnico Navale della Marina Militare della Spezia è il più importante in Italia nel suo genere e tra i più antichi, se non il più antico, al mondo.

Erede della millenaria tradizione marittima e navale italiana, conserva decine di migliaia di cimeli e reperti, testimonianze di ogni epoca – dai Romani, alle Repubbliche e città Marinare; dalle Marine preunitarie, alla Regia Marina ed infine all’attuale Marina Militare – e testimonianze del costante sviluppo tecnologico legato al mare.

La collezione risale al secolo XVIII, quando i cimeli della Real Marina Sabauda, via via conservati nella base navale di Villefranche-sur-mer, vicino a Nizza, formarono il primo nucleo del Museo. Amedeo VII di Savoia, detto il “Conte Rosso” realizzò proprio in quella località la prima base navale sabauda sul finire del XIV secolo e da qui prese avvio una prima forma di raccolta di oggetti che, nel 1775, ottenne il suo primo ordinamento quale museo.

Allo scoppio della Rivoluzione francese la struttura fu trasferita a Cagliari e poi a Genova, per trovare infine nel 1870, con l’Unità d’Italia e la costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo, la sua collocazione definitiva alla Spezia. Dopo la ricostruzione dell’Arsenale, a seguito dei bombardamenti alleati e tedeschi della seconda Guerra Mondiale, il 12 maggio 1958 fu inaugurata la nuova e attuale sede.

La visita si snoda in varie sale, suddivise in diverse sezioni espositive, e le immagini di questo reportage ci propongono, attraverso una originale interpretazione artistica, una breve ma intensa esperienza visiva di accattivanti particolari che sicuramente colpiranno l’attento lettore di oggi e visitatore domani. Innanzitutto Nave Amerigo Vespucci (FOTO 1), la nave più bella del mondo, simbolo e ambasciatrice dell’Italia, e quindi del made in Italy, nel mondo, qui immortalata durante una delle innumerevoli soste nei porti dell’intero globo.

Una pregevole raccolta di modelli navali, molti dei quali realizzati dalle maestranze arsenalizie e del museo, testimoniano il costante progresso delle tecniche relative all’arte nautica, documentando così la storia della navigazione, dagli albori ai nostri giorni. Si tratta di imbarcazioni antiche, come ad esempio lo scafo delle navi romane recuperate nel lago di Nemi (FOTO 2) e la trireme ideata da Caio Duilio (uno dei primi grandi Ammiragli della storia) con il rostro e i corvi per abbordare le navi nemiche (FOTO 3); di vascelli delle marine degli stati preunitari, rievocanti i tempi della navigazione a vela; di modelli di unità navali italiane del XX secolo.

L’aria che si respira nel museo è intrisa di Storia, di Uomini, di Imprese che ci tramandano il coraggio, la capacità, l’intraprendenza e la straordinaria predisposizione all’innovazione tecnologica negli ambiti legati al mare, che da sempre contraddistingue la Marina italiana.

Nella sala dedicata a Guglielmo Marconi sono esposte testimonianze uniche dell’attività dell’inventore bolognese – come ad esempio un dispositivo utilizzato per la ricezione e trascrizione di segnali radio, tramite i punti e le linee dell’alfabeto Morse (FOTO 4) – oltre alla più importante collezione al mondo di apparati originali relativi alle prime esperienze di radiotelegrafia navale, svolte dallo stesso nel Golfo della Spezia.

Foto 1 (descrizione a fondo pagina)

Foto 2 (descrizione a fondo pagina)

Foto 3 (descrizione a fondo pagina)

Foto 4 (descrizione a fondo pagina)

La presenza degli Eroi di Marina è viva ed è suggellata dall’imponente statua di uno dei maggiori scultori italiani del ‘900, Francesco Messina, dedicata al pluridecorato comandante Costanzo Ciano (FOTO 5) eroe dei MAS nella Grande Guerra. Il sacrario dedicato ai sommergibili persi durante la seconda guerra mondiale (FOTO 6) ci invita a rivolgere il nostro deferente pensiero a tutti coloro che non esitarono a sacrificare la propria vita per un mondo e un futuro migliore.

Gli aspetti prettamente tecnici e specialistici sono trattati nelle sezioni di approfondimento tematico dove il visitatore può arricchire la propria esperienza e conoscenza.

La sala dedicata all’arma subacquea, con una vasta esposizione di siluri (FOTO 7) ci racconta l’evoluzione tecnologica di questo particolare e sofisticato sistema d’arma.

La sala dedicata all’eccellenza subacquea, che da sempre vede in prima linea la Marina Militare e la città della Spezia, ci testimonia l’evoluzione delle tecniche di immersione negli alti fondali, verso gli abissi (FOTO 8 e 9).

Foto 5 (descrizione a fondo pagina)

Foto 6 (descrizione a fondo pagina)

Foto 7 (descrizione a fondo pagina)

Foto 8 (descrizione a fondo pagina)

Una corposa sezione dedicata all’evoluzione di armi e artiglierie, propone all’attento visitatore un vastissimo assortimento di cannoni navali e non, di armi portatili e di altre apparecchiature che partono dal ‘500 per arrivare ai nostri giorni.. A suggello di tutto ciò, un piccolo cimelio, la palla incatenata (FOTO 10) utilizzata nelle bordate tirate durante gli scontri a fuoco fra velieri; e l’imponente centrale di tiro della corazzata Vittorio Veneto (FOTO 11) della seconda guerra mondiale, gemella della corazzata Roma, che, tramite l’impiego contemporaneo di ben 8 operatori, serviva per ottimizzare il calcolo del tiro in navigazione.

La splendida Sala delle Polene, unica al mondo e rarità nel suo genere, conclude la visita. Ventotto polene di diverse marinerie italiane e straniere, appartenute a vascelli dal XVIII al XX secolo, sono esposte in una suggestiva cornice che rievoca il loro originario posizionamento sul dritto di prora a solcare i mari e i venti. La loro origine è antica quanto la navigazione stessa; per secoli hanno protetto i marinai nei loro viaggi sul mare e oggi le ritroviamo con il loro fascino ancora vivo. Donne e guerrieri, dee, mostri e animali: figure realistiche e magiche allo stesso tempo che ci accolgono e ci accompagnano in questo meraviglioso viaggio, come Atalanta, polena rinvenuta nel 1868 alla deriva nell’oceano Atlantico, probabilmente appartenuta a un mercantile nordico (FOTO 12), o il bardo celtico, che adornava la prora della motonave Cambria, (FOTO 13) durante l’impresa dei Mille.

Il Museo Tecnico Navale della Spezia chiude i battenti solo a Natale, a Capodanno e a Ferragosto ed è sempre pronto a rinnovare con entusiasmo le emozioni delle decine di migliaia di visitatori che ogni anno lo frequentano. Non ci resta quindi che salpare per navigare fra storia ed eroi, guidati magari dalla polena di Cristoforo Colombo (FOTO 14) che, ora come allora, indica la via…

Testo di Leonardo Merlini (direttore del Museo Navale della Spezia)
Foto di Silvio Scialpi

Foto 9 (descrizione a fondo pagina)

Foto 10 (descrizione a fondo pagina)

Foto 11 (descrizione a fondo pagina)

Foto 12 (descrizione a fondo pagina)

Foto 13 (descrizione a fondo pagina)

Foto 14 (descrizione a fondo pagina)

Foto 1: Nave Amerigo Vespucci all’ormeggio.

Foto 2: Particolare del modello di una delle navi di Nemi. Le due navi romane furono recuperate nel lago di Nemi con la collaborazione della Marina tra il 1929 e il 1932. Risalenti al I secolo D.C. mettono in evidenza la particolare tecnica costruttiva dei romani che usavano ricoprire lo scafo delle loro imbarcazioni con lamine in piombo e chiodature in rame per salvaguardarle dall’usura dovuta ai microorganismi marini quali le teredini.

Foto 3: Modello di prora di trireme romana con rostro e corvi, ideati da Caio Duilio per combattere le navi cartaginesi nella Prima Guerra Punica (264-241 A.C.); accanto particolare di trireme romana con rostro e occhio apotropaico, precursore delle polene.

Foto 4: Particolare di una delle prime stampanti telegrafiche, utilizzate per la ricezione delle comunicazioni radiotelegrafiche in alfabeto Morse.

Foto 5: Statua in bronzo raffigurante Costanzo Ciano, opera dello scultore Francesco Messina, uno degli scultori italiani più conosciuti e apprezzati al mondo del XX secolo.

Foto 6: Particolare del Sacrario dedicato ai sommergibilisti caduti per la Patria, opera di Marmori e Ambrogetti del 1987; sulla destra cannone da 100/47 modello O.T.O. 1938, imbarcato sulla maggior parte dei sommergibili italiani costruiti dopo il 1932.

Foto 7: Sequenza di vari esemplari di siluri, costruiti in diverse epoche e realizzati in vari esemplari. Impiegati nel corso delle guerre mondiali dalle unità subacquee e di superficie della Marina italiana, oltre che dai reparti aerosiluranti dell’Aereonautica.

Foto 8: Elmo mod. 1905 (II tipo) costruito negli anni settanta dalla ditta spezzina Galeazzi. Il modello è esposto accanto ad altri tipi di elmi, che richiamano una straordinaria epopea nell’addestramento iniziale degli operatori subacquei.

Foto 9: Scafandro rigido articolato tipo “Galeazzi Regia Marina 200” per immersioni a grande profondità. L’apparecchiatura costruita agli inizi degli anni trenta e impiegata sulle navi soccorso sommergibili sino agli anni settanta, permetteva di operare agevolmente ad una profondità di 200 metri.

Foto 10: Palla incatenata risalente al XVII sec. L’apertura del congegno, dopo il lancio dalla bocca da fuoco, permetteva alla catena di tranciare il sartiame e le manovre correnti delle navi a vela attaccate.

Foto 11: Centrale elettromeccanica costruita nel 1937 dalle Officine Galileo per la direzione del tiro delle artiglierie da 381/50 della nave da battaglia Vittorio Veneto (1940-1948). Era per l’epoca una realizzazione di altissima tecnologia. Nello sfondo sulla destra impianto binato da 100/47 (1928) proveniente dall’incrociatore Raimondo Montecuccoli, a sinistra Cannone OTO da 100/47 (1937) installato sulle corvette classe Ibis.

Foto 12: Polena rinvenuta nel 1868 alla deriva nell’oceano Atlantico probabilmente appartenuta a un mercantile nordico. Ribattezzata Atalanta per la posa che ricorda l’attitudine alla corsa secondo la mitologia greca.

Foto 13: Polena in legno di quercia policroma raffigurante un bardo celtico. Appartenuta alla motonave Cambria, varata a Londra nel 1844 e acquistata da Agostino Bertani per la spedizione dei Mille. Nel 1861 passava dalla Marina Garibaldina alla Regia Marina.

Foto 14: Polena in legno dorato della nave-scuola della Marina Italiana Cristoforo Colombo, gemella dell’Amerigo Vespucci, varata a Castellammare di Stabia nel 1928 e ceduta all’ex Unione Sovietica nel 1949 in ottemperanza al Trattato di Pace di Parigi.

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