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Con lo scopo di dare più visibilità ai nostri clienti storici, abbiamo deciso di dedicare qualche pagina del nostro magazine per far conoscere i volti e le storie che si nascondono dietro ai brand.
Per questo motivo abbiamo intitolato questa rubrica “Storie di brand”, creando un’intervista ad hoc per il cliente, che ritroverete sotto forma di blog post direttamente sul sito www.laspeziamagazine.it.
Sperando di attirare la vostra attenzione, non perdete le prossime uscite, altre “storie” vi attendono…

Intervista ad Antonella Cheli

Oggi intervistiamo Antonella Cheli, imprenditrice, che ci parlerà delle sue attività e dei suoi progetti. Antonella, ti ringrazio per la disponibilità che ci offri e mi complimento con te per tutti i traguardi che hai raggiunto in questi anni.

Ma iniziamo con le domande, quanti locali hai a Portovenere?

I locali ad oggi sono due il Timone Liguria da gustare e l’Antica Osteria del Carugio, due gemme dai colori diversi.

Dove nasce il nome Timone?

Il Timone apre nel 1960 è una storia di famiglia che arriva ad oggi! Il grande Timone del veliero acquistato da Marino mio padre presso la demolizione navale a Spezia nel 1958 fa da spunto per il nome e tuttora ne è il simbolo. Siamo ormai in terza generazione dai miei genitori ai miei figli Alessandro e Andrea oggi in percorso formativo di alta pasticceria presso l’ALMA di Gualtiero Marchesi, per dare a breve un grande valore aggiunto ai ristoranti.

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E l’Antica Osteria del Carugio?

Questo per noi è un progetto recente, abbiamo voluto rilevare questa osteria secolare nel borgo medioevale di Portovenere per rafforzare la nostra idea di tradizione in cucina. Migliorare senza cancellare il passato è stato il nostro modo di entrare, che ci ha regalato già da qualche anno la citazione sulla guida Osterie d’Italia SlowFood. Mio figlio Alessandro food and beverage manager gestisce abilmente questo concept condiviso dal 2018, affermandosi a soli 25 anni un’oste moderno formatosi all’ALMA di Gualtiero Marchesi a Colorno (PR).

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Come è nata la tua idea di ristorazione ?

Ho abbracciato la ristorazione spostando il mio interesse a 24 anni dall’avvocatura alla gestione del food e del benessere del cliente, sicuramente aver vissuto in una famiglia di ristoratori ha condizionato il modo di fare questo mestiere che oggi mi ha sfaccettato a metà tra manager e ricercatrice di materia prima sostenibile e di qualità. Penso che il ristorante debba essere oggi il completamento dell’esperienza vissuta con gli occhi in qualsiasi territorio si visiti o si viva. Sia al Timone che all’Osteria si vive nei piatti l’esperienza della Liguria.

Sento che per te la parola sostenibilità ha una grande importanza giusto?

Sostenibilità per me non è altro che voler bene a se stessi, ai clienti e al pianeta. Prodotti a filiera corta e di piccoli produttori rendono possibile tutto questo.

E’ così che avete iniziato il progetto Orti del Timone?

Direi di si, abbiamo voluto aggiungere alla tipicità e regionalità indiscussa della nostra cucina, la provenienza sicura da coltivazione naturale a due passi dai nostri ristoranti a Portovenere. Oggi dopo tanto lavoro, possiamo con orgoglio affermare di mettere sulla tavola dei nostri clienti anche l’olio evo che produciamo proprio qui a Portovenere, zero trattamenti chimici, nel nostro splendido uliveto recuperato sopra la Piazza Bastreri, affacciato sul mare. Gli ortaggi e la frutta di stagione insieme al miele degli Orti del Timone, completano i nostri menù durante tutto l’anno.

Come scegliete il pesce e i prodotti del mare?

Il concetto è il medesimo, la filosofia la stessa, prodotti locali di piccoli produttori conosciuti, così i “Muscoli” della Spezia e le Ostriche del mio amico Armandino Panarelli, azienda storica già fornitori della mia famiglia dal 1960. Preferiamo il pesce locale anche andando contro corrente perché è una scelta sostenibile e di gran gusto nel piatto. Tante acciughe, polpi, seppie, lacerti e tanto altro ma in base alla stagionalità fornita dal mare.

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Parliamo di Pizza hai voglia?

Certo, al Timone possiamo affermare di essere stati i primati degli impasti a lunga lievitazione con farine alternative al frumento già dal 1989, quando la nazione titolava spesso pagine intere a “Il Timone, la mecca della pizza“. Ad oggi abbiamo davvero un grosso tesoro che trasferiamo giornalmente al cliente con creazioni mai di moda ma di coerenza e sapienza.

La tua passione per la pizza ti ha portato oltre fare semplicemente un’ottima pizza, come?

Avevo voglia di capire meglio il mondo della lievitazione e da lì, era il 1990, è partita una lunga strada di formazione che mi ha portato anni dopo a fondare l’Associazione Pizza Planet allo scopo di erogare formazione al mondo professionale dei pizzaioli. Ricerca e sviluppo sono stati i motori che ancora oggi mi alimentano.

In quanti siete a lavorare oggi al Ristorante?

La nostra squadra, compresi gli Orti, si avvale di 13 collaboratori, alcuni sono con noi da lunga data, altri più giovani li coltiviamo con formazione costante. Il segreto per gestire così tante persone è cercare la piccola scintilla di passione in ognuno e alimentarla giornalmente. I collaboratori sono parte integrante del nostro progetto, solo chi condivide il nostro modo di fare ristorazione cavalca con noi l’onda anche dei nuovi progetti in cantiere.

 

Bene, anche questa volta sono certa che abbiamo contribuito a far conoscere un altro brand tra le eccellenze del nostro territorio del Golfo dei Poeti e, nel salutarti ti faccio il mio “in bocca al lupo” per il futuro, ringraziando te e tutto il tuo Staff per la partecipazione.

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di Erika Giorgetti

 

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