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Il mondo è cambiato: la moda non l’ha ancora capito

“Il mondo è cambiato: la moda non l’ha ancora capito”
 
Sono queste le parole con cui descrive la settimana della moda l’inviato di Vanity Fair e purtroppo è vero, i tempi sono cambiati: l’emergenza sanitaria ha completamente rivoluzionato il modo di vivere e quindi anche di vestire.
 
Per questa stagione ho voluto fare qualcosa di un po’ diverso: sono andato direttamente sul campo, cercando di sperimentare, captare ciò che magari non si riesce in modalità digital e posso dire che effettivamente è stata una bellissima esperienza
 
Partiamo da “Fendi”.  Si ispira al lavoro di Antonio Lopez. I punti salienti sono la sua visione del mondo, l’immaginario legato allo Studio 54, la fratellanza con Karl Lagerfeld e la disco age e proprio Kim Jones afferma che l’attenzione è rivolta alle donne di tutte le generazioni.Si passa dal bianco assoluto a effetti multicolor di patchwork.
 
“Alberta Ferretti”: stile bohemien, tra frange, intrecci e abiti plissettati con sfumature di mare. Questa collezione ha linee morbide e fluide con questo ritorno appunto di frange che arricchiscono borse, top e abiti in versione extra-long. Anche qua notiamo molte sovrapposizioni come per esempio abiti e gonne che vengono portate sopra ai pantaloni. C’è un ritorno anche del sandalo alla schiava e ai cappelli in paglia, il vero e proprio must estivo.
 
“Roberto Cavalli”: siamo a Palazzo Clerici. Vediamo sfilare una cinquantina di outfit intrisi di sensualità senza mezze misure. Il target riguarda le teenager e le over 60 offrendo un guardaroba completo. Sono queste le runway principali della prima giornata della settimana della moda a Milano.
 
La seconda giornata riguarda “MaxMara” realizzato in Bocconi, al quale ha assistito anche Anna Wintour, nonché direttrice del mensile Vogue. Sempre in questa runway ha sfilato Gigi Hadid e davvero innumerevoli celebrità hanno assistito come se il marchio volesse finalmente affermarsi quasi del tutto come luxury brand. La ragazza Max Mara diventa un concentrato di ribellione in chiave edonistica. Righe marine e outfit total orange predominano.
 
“Etro” sfila in Via Giacomo Watt a Milano, atmosfera minimal-industrial con vibrazioni caleidoscopiche da parte della collezione stessa.
 
Si ispira alla rivoluzione, al cambiamento… insomma un ritorno alla vita, post pandemia anche se possiamo dire che sia un argomento già visto e rivisto da Marzo a questa parte, prima con D&G, poi con Prada. Gli abiti in sé emanano spiritualità e felicità con un taglio molto hippie per un ritorno al “comfort outfit” e quindi al relax.
 
Proseguiamo con “Missoni”, “Prada” e “Versace” il Venerdì.
 
“Missoni” sfila fuori Milano e rimane sempre molto tradizionale, con la stessa palette di colori e le stesse fantasie.
 
“Prada”, con la ormai classicista Miuccia realizza l’evento a Fondazione Prada. Molti tagli, vestiti e tessuti danno sempre quel tocco da “scolaretto” ormai passato. Nella seconda parte della collezione abbiamo un capovolgimento della runway: sulla base di questi outfit tradizionali, Raf e Miuccia lavorano per un qualcosa di anticonformista.
 
“Versace” realizza la sfilata in centro a Milano, precisamente in Piazza Gae Aulenti con quasi 54.000 persone tra fan, fotografi, invitati. Donatella rivedibile per quanto riguarda i colori ormai visionati troppo spesso ma è comunque stata la runway più attesa di tutte grazie alla presenza di Gigi Hadid e Dua Lipa. Singolare anche la location all’interno: il soffitto è in tessuto, ovviamente Versace, un po’ stile arabeggiante, con dei ragazzi alati che tramite dei bastoni muovevano questo soffitto per aumentare l’effetto ottico. Abbiamo un ritorno del plateau, indossato non solo dalle modelle, ma tra gli ospiti anche da Chiara Ferragni. Ogni anno Donatella crea abiti meravigliosi, in cui non si percepisce minimamente il tragico passato o comunque i problemi a livello personale legati alla morte del fratello Gianni e credo si senta più vicina a lui impegnando energie nel brand.
 
Proseguiamo con la giornata di Sabato partendo da MSGM svoltasi al City Life Milano, interamente sul prato, sul quale erano seduti anche gli invitati. Parola d’ordine della runway: colore. Tutti gli outfit caratterizzati da colori accesi, e tra tutti ha predominato il verde. Si percepisce un’evidente connessione con la natura, l’ambiente e quindi la sensibilizzazione sul surriscaldamento globale e tutto ciò che ne è derivato e ne sta derivando.
 
Proseguiamo con “Ferragamo“ ,curato da Guillaume Meilland, che cerca di rifarsi al modello tradizionale. Le sue creazioni diventano come un oggetto o come funzione. C’è una direzione verso l’artigianalità e linee poco complicate.
 
Non si può però non parlare di “FENDACE”, la collaborazione tra Fendi e Versace, che hanno proposto al mondo, domenica, proprio l’ultima giornata di fw, come se volessero far emergere la linea, non solo come un qualcosa di temporaneo come poteva essere Gucci x Balenciaga. Anche in questa runway contano gli accessori: fermacapelli, braccialetti, orecchini, cinture di grande importanza, eleganti e raffinati che rendono importante un outfit minimal.
 
“Floreale? In primavera? Avanguardia pura.” Citazione di Miranda de “Il diavolo veste Prada” e con questa frase vorrei lasciarvi un messaggio: mai essere banali.

Di Giorgio Ricci

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