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Il gatto abissino

Nelle felci del giardino si nasconde un temibile predatore. E’ agile, silenzioso, il mantello rugginoso guizza elegante fra le ombre, sta puntando un merlo. Sarà sicuramente un animale selvatico. Le zampe si sollevano sulle punte tonde, tende i muscoli, e all’improvviso, il cacciatore solitario salta sulla preda. Ma non è una lince, e nemmeno un puma!

E’ un giovane maschio di gatto abissino, il nuovo acquisto dei vicini. Ha afferrato l’uccellino senza troppi problemi, e ora muove la coda per trascinarlo verso la casa, sicuramente per regalarlo alla bimba più piccola ed essere frainteso come il fautore dello scherzo più disgustoso della domenica. Anche se è grande un decimo rispetto al suo somigliantissimo cugino americano – il puma – non bisogna sottovalutare questo gatto, e nemmeno crederli connazionali.

E’ un tipetto orgoglioso, dal carattere dinamico e attivo, un gatto dalla spiccata intelligenza che vorrà, dalla doccia alla cucina, seguirvi passo passo per scortarvi e sentirsi partecipe della vita quotidiana. Per taglia e dimensione, viene annoverato fra i gatti di taglia media, con l’eccezione della versione europea che è leggermente più grande e raggiunge i 4 kg, il suo aspetto è armonioso, ha una muscolatura definita, le zampe lunghe come stecchi e la coda altresì sottile, caratteristica che esalta ancor di più la naturale eleganza dell’Abissino, conferendogli come una camminata sulle punte. Il muso è piacevole da guardare, mai troppo squadrato o definito, le orecchie, nel complesso le porta alte e triangolari, sempre orientate verso la fonte del benché minimo rumore. Il colore del mantello è tipico a causa dell’alternanza di bande chiare e scure su ogni singolo pelo del gatto, una sorta di aiuto double face alla mimetizzazione, la predominanza del pigmento è lepre, fawn, cynnamon, e diverse altre gamme che comunque non si discostano molto dai colori caldi dell’arancio o del pesca, o, come dicevamo, del ruggine. Quello che però colpisce, di questo gatto, sono i suoi occhi a mandorla, così espressivi nel loro bordo nero che li circonda – il colore dell’iride spazia e può essere giallo intenso come verde, da riuscire spesso e volentieri a mascherare le sue birbonate e farlo perdonare.

Se vi capita di vedere un gatto al guinzaglio seguire il suo padrone come un cane, quello, è quasi sicuramente un Abissino. Perché il pregio in un gatto così intelligente, è l’avere un compagno fedele, disposto ad apprendere e a sostituirsi nei giochi persino al suo peggior “nemico”.
Non che non possa capitare, al contrario, di vederlo giocare con una muta di cani e dormire con loro!

Questo invidiabile carisma è sicuramente riconducibile alle sue radici antiche e al tempo, che assieme all’uomo, li ha avvicinati. Il gatto abissino è infatti una delle razze feline più antiche; se si rapporta ai disegni dei gatti egizi e ai glifi dei mau delle piramidi, si riscontrano un sacco di somiglianze. Vero è, che all’epoca tutti i gatti erano molto simili per costituzione, con muso allungato e occhi a mandorla più conformi ai siamesi, o agli attuali sphinx, che al nostro eroe. Perciò, almeno per ora, la sua origine si fa derivare all’incirca verso la zona del sud est asiatico senza una collocazione precisa, e d’altra parte, il nome abissino, per un curioso caso non dipende tanto dal fatto che l’Abissinia sia la sua presunta terra d’origine, quanto dal fatto che il primo gatto esibito a una mostra felina in Europa sia stato registrato come proveniente da quella regione. Qualsiasi sia, il punto preciso, nel quale l’Abissino è stato selezionato, scegliere di avere un micio del suo calibro, vi garantisce ore interminabili di divertimento e una compagnia, che per almeno venti anni a venire, vi conforterà nella buona e nella cattiva sorte.

di Sara Fornesi

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