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Il Beauceron

Fra le varie tipologie di cani più conosciute, le razze da pastore sono forse fra le prime apparse. Escludendo i grandi cani da slitta del nord, selezionati per diventare una tipologia di cani da lavoro, nei confini dell’Europa colonica i cani da pastore nella loro locuzione più stretta hanno contribuito alla salvaguardia delle greggi tanto quanto delle mandrie fin dai lontani tempi in cui l’uomo ha preso coscienza della pastorizia; rivoluzionando la propria vita da cacciatore solitario a tranquillo allevatore: gli animali raccolti in appositi spazi necessitavano di guardiani esperti che evitassero loro di esporsi ai pericoli della natura selvaggia, di giorno, di notte, al freddo e alla pioggia, e in tutti quei momenti in cui l’uomo non poteva occuparsene. Ed è proprio allora, che i primi cani inselvatichiti, abituati a bivaccare nei dintorni dell’accampamento e ad avere un confronto pian piano più confidenziale, con i vicini a due zampe, hanno cominciato il lento processo di addomesticamento, e infine, di selezione.

Un fiuto eccezionale e una capacità di adattarsi alle condizioni avverse, che nei secoli, li ha spinti a coesistere e combattere con le stesse creature che hanno dimenticato di essere prima del focolare caldo dell’uomo, fanno ora dei cani da pastore animali eccezionalmente duttili all’apprendimento e compagni fidati di tutta una vita. E fra i più degni di questo titolo, spicca proprio il “gentiluomo campagnolo” delle pianure francesi.

E’ Il Beauceron, altrimenti noto come Pastore della Beauce, uno splendido connubio di forza e tenace obbedienza che assieme al “Pastore della Brie” (briard) e a quello di “Picardia” (Picard), lo rendono uno dei più antichi cane da pastore nati e cresciuti per un solo compito: quello di affiancare l’uomo nelle conduzione e nella difesa delle mandrie. Come la maggioranza dei cani da pastore di grande costituzione discende dal “canis familiaris palustris” o “cane delle torbiere”; all’epoca, il loro aspetto era ben lontano da quello dei soggetti attuali: un muso più fine, le orecchie tagliate, e un mantello ruvido a guisa di un foltissimo sottopelo, facevano del nostro beniamino qualcosa di difficilmente attaccabile dai lupi e dai diversi predatori della zona. La presenza di focature rossastre sopra gli occhi, sotto la mandibola, sulle spalle e sulle estremità delle quattro zampe, diede vita all’appellativo di “Bas Rouge” (calze rosse), ancora in uso in alcune regioni francesi. E tradizionalmente, il nome è rimasto.

A pensarci, anche adesso, si direbbe che niente riesca a scalfirlo, che sia un morso o un cambiamento radicale.

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Il Beauceron è un cane di taglia grande, saldo, rustico, ben delineato e muscoloso, ma senza pesantezza di tessuti molli in eccesso. Possono arrivare fino ai settanta centimetri al garrese, misura a cui bisogna sottrarre almeno dieci per le femmine, il torace è ben piazzato, la zampe lunghe, i piedi forti e arrotondati, la testa è proporzionata e ben cesellata, con uno stop marcato e una chiusura a forbice, le orecchie, in alcuni esemplari, se vengono tagliate sono richieste in standard ben dritte sul capo e mai parzialmente discendenti. Il colore del pelo è sempre fedele al binomio nero e rosso fuoco tutt’oggi, sono ammesse eccezioni arlecchino con l’aggiunta del grigio.

La muscolatura abbiamo già detto è potente, ma non scade nel rozzo, il cane è indubbiamente armonioso nelle forme, e testimone ne è l’andatura sciolta ed elastica, un tutt’uno con le ombre striscianti dei vasti spazi della Loira. La silhoutte del Beauceron è facilmente riconoscibile perché rispecchia il suo carattere inflessibile, si piega ma non si spezza, la sua espressione è sicura, saggia, ardita, non è mai inquieto, e nemmeno timoroso, ma proprio per questo, necessita di un padrone che come lui condivida uno stile di vita energico e privo, come molti allevatori potranno ammettere, di smancerie.

Il coraggio dei suoi progenitori, e l’astuzia che condivide coi predatori suoi più antichi predecessori, lo rendono un compagno di vita di valore inestimabile. Se vi stavate chiedendo il perché del “gentiluomo campagnolo”, basta guardarlo in quei suoi imperscrutabili occhi neri per capirlo, e andando aldilà al primo impatto minaccioso, vi accorgerete che gentile lo è dalla testa alla punta della coda, che nonostante le apparenze, è un compagno fermo e fedele, mai scontato. La sua naturale diffidenza verso gli estranei, paragonabile soltanto all’amore incondizionato per la famiglia, e quella dedizione al lavoro che è innata, vi faranno sorridere confrontandolo ai padri di famiglia delle campagne francesi.
E’ rude, ma sincero. Premia l’amore con altro amore, e la fedeltà, con un’insuperabile voglia di fare, di rendersi utile per i suoi cari.

In definitiva, il Beauceron non è un cane per tutti, e sicuramente, se state cercando un morbido peluche di gommapiuma, non è l’amico a quattro zampe che fa per voi. Ma tutti, senza eccezione, potranno amarlo per queste sue insuperabili caratteristiche.

di Sara Fornesi

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