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I festeggiamenti per il Carnevale

I festeggiamenti per il Carnevale, così come lo conosciamo, sono stati trasmessi nei secoli quali eredità di feste pagane.

Alcune scuole di pensiero credono siano cominciati in onore della divinità del vino, Dioniso, nell’antica Grecia, o con i Saturnali romani, celebrazioni del popolo legate al culto di Saturno; altre scuole ancora fanno risalire il primigenio Carnevale al tempo degli egizi.

In realtà, non conosciamo quale sia la sua origine, molto di più ci è oscura quella del suo etimo – si suppone derivi dalla forma latina di “eliminare la carne”, forma largamente dipesa dal Martedì grasso, ovvero l’ultimo prima dell’inizio della Quaresima e del relativo digiuno, ricordato in quanto giorno di arbitraria chiusura dei lazzi carnevaleschi – ma certo è che l’elemento distintivo del Carnevale sia il mascheramento.

L’idea stessa della maschera, di travestirsi e essere una persona diversa, nuova, di una fase dell’anno dedicata al divertimento, alle pubbliche parate dove dominano elementi di fantasia, scherzi, burle, banchetti e svaghi sempre concessi – certe volte si manifestano i sintomi di satira feroce… -, ha sicuramente un legame molto forte con l’imminente arrivo della primavera, stagione conosciuta per essere foriera di benessere e prosperità.

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La primavera allontana il freddo dell’inverno e di conseguenza le esperienze nefaste legate all’anno passato, e non solo… è sano e ci appaga festeggiare il ritorno della terra feconda, grazie a lei ci saranno nuovi semi, bisogna salutare il mondo vecchio.

L’avvento del Cristianesimo in Europa non comportò, dunque, la scomparsa dei riti pagani sopra citati, che trovarono uno sbocco, successivamente, proprio nel cerimoniale cattolico.
In Italia, i festeggiamenti carnevaleschi raggiunsero il loro apice tra il Medioevo e il Rinascimento e le manifestazioni più sfarzose, conclusesi spesso su carri allegorici o durante veri e propri festeggiamenti di massa, quando ogni inibizione veniva lasciata “a casa”, si ricordano a Venezia, Firenze e Roma.

Venezia, nello specifico, rimarrà la regina indiscussa del Carnevale e affronterà il tema del godimento reinventandolo: da e per tutta Piazza S. Marco, oggi come allora possiamo ammirare una processione di maschere attraversare la città, affluire lungo tutto il Canal Grande, e proprio Venezia fa della celebrazione un incontro di menti e artisti piuttosto raffinato, divenendo sede di spettacoli teatrali, votandosi alla danza e alla musica.

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Ogni città italiana, comunque, da Nord a Sud è invasa da maschere al giungere di Febbraio, ciascuna con i propri dettagli folcloristici: il Carnevale non resta mai uguale a se stesso, per quanto ci si dia alla pazza gioia dovunque, in nessuna delle nostre belle regioni!

Tra i maggiori fuori porta, tolta la magnifica cerimonia lagunare, citiamo il Carnevale di Viareggio, conosciuto senza dubbio in tutto il mondo; basti pensare alla cura con la quale viene realizzata la sfilata di carri allegorici, fatti tutti, o quasi, interamente di cartapesta.

Anche il Carnevale di Acireale ed il Carnevale di Ivrea hanno una fama consolidata, e sono meta di turisti provenienti sia dall’Italia che dall’estero.

Il Carnevale appassiona addirittura i più piccini, ve li ricordate i personaggi delle maschere storiche italiane? Pantalone e Colombina per Venezia, Pulcinella a Napoli, Stenterello nella capitale fiorentina e il lombardo Arlecchino, compagno dei meno noti Brighella e Meneghino.

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Non mancano le golosità, perché a Carnevale non si deve solo celebrare l’anno nuovo, ma un bel pancino pieno!
Ecco apparire sulle tavole degli italiani le consuete chiacchiere, chiamate anche bugie o frappole, cosparse da una montagna di zucchero a velo, e i calorici krapfen, nella variante veneziana delle frìtole.

La festa può diventare, infine, una simpatica iniziativa per organizzare un viaggio rimandato da tempo, all’insegna del divertimento. Rio de Janeiro, in Brasile, Trinidad, volando verso la colorata Spagna, o le più vicine Nizza e Colonia, queste ultime avvicinate da milioni di visitatori tutto l’anno, uniscono le atmosfere dei borghi caratteristici agli antichi rituali pagani, alla buona gastronomia profana e perché no, a prendersi, per una volta, con più leggerezza.

di Sara Fornesi

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