I “Borghi” del Magazine: Bocca di Magra
Bocca di Magra a guisa di tiara sul fiume scintillante che pare ritirato a dormire i suoi sogni di gloria sotto una coperta decorata a rigogliose colline. Un posto di mare, dall’acqua che è quasi dolce, dove il fiume getta in bocca alla foce case e natanti, nell’angolo più orientale della costa ligure, al confine con la Toscana e che, insieme a Fiumaretta, Montemarcello e Cafaggio, forma il territorio di pertinenza del comune di Ameglia. Un punto sulla mappa dei diportisti collocato sapientemente, dagli artifici e dalla natura che non bada a spese, sulla riva destra dell’omonimo fiume e in realtà proprio di fronte a uno dei villaggi satelliti, Fiumaretta.
Il borgo è un avamposto, vive e respira una duplice aria, salata, allo iodio, e contemporaneamente rinfrescata dal balsamo degli ontani in filari; la catena imponente delle Alpi Apuane ricorda al visitatore come e perché, già in epoche diverse, Bocca di Magra ha funto da approdo per Liguri e Romani, intersecando percorsi non soltanto facenti parte delle rotte commerciali, ma con addosso il fascino dei misteri eleusini, prima, e delle vicissitudini marinare, giostrate tra Luni e Pisa, poi.
I Borghi del Magazine: Bocca di Magra
Sicurezza e clima mite, persone alla mano, distese perché non conoscono crisi e ogni giorno vissuto, per loro, ha l’oro in bocca. Metti la firma per crescere dove il silenzio è interrotto solo dal cigolio umido delle barche ormeggiate al molo, e l’ambiente florido è collegato a scenari selvaggi, strappati ai film d’avventura sui pirati; ma non siamo alle Barbados, o a Tortuga, vicino a Bocca di Magra le rocce a picco e i faraglioni appartengono a Punta Bianca e Punta Corvo – già i nomi sono, da soli, forieri d’avventura – o ai declivi alberati attorno al borgo di Ameglia, le cui case di sasso sono costruite a strapiombo e un giardino di rose, sorvegliato dal Castello, si apre su visuali ampie e indimenticabili.
Da bambino non hai potuto scalare i sentieri, sceglierne a caso uno e arrivare al complesso monastico di Santa Croce, fermandoti ad ammirare il bellissimo crocefisso ligneo del 1100, tra palme, casupole e ospiti venuti a sanare le inquietudini in corpo e in spirito. Mi dispiace, ritenta.
Ti fingi un mercante di spezie e sei nelle limitrofe località di Lerici e Portovenere. La mezzaluna di saliscendi propria di un lembo terracqueo conosciuto con l’altro nome, semplice, diretto, asciutto come è la gola dei ramarri a mezzogiorno, Cinque Terre, attende composta un poco più in là, facendo il giro per lasciare i confini toscani e intraprendere percorsi in direzione Genova.
Guidare sulla litoranea prossima a Lerici consente l’ascensione – de facto – fino alle porte del paradiso fortificato di Montemarcello, giusto un pugno di chilometri lontano dai moli e dai diversi porticcioli comodi all’utente, borgo tra i più belli, in italico suolo, dominante il Golfo della Spezia e la spianata di alberi e valli fluviali della Val di Magra.
I Borghi del Magazine: Bocca di Magra
A voler essere pignoli, tutta la Val di Magra, fino alla Lunigiana, certe volte si concede con quell’idea di non essere mai stata colonizzata, i colli di Luni con i castelli ben protetti sono fumo negli occhi. Parliamo di Val di Magra perché, in concomitanza con Bocca di Magra, la ritroviamo sotto la tutela dell’Autorità del Bacino del fiume Magra e del Parco naturale regionale di Montemarcello-Magra. Parco unico, casa di cormorani e boschi di castagni entrambi entrati a bagnarsi nei laghetti, è anche un laboratorio di progetti “certificati”, di conservazione e riqualificazione ambientale.
E’ opportuno sapere che paesi come questo, con un revival ormai vicino del “Grand Tour”, giungono facilmente agli onori della storia, si veda l’immediato dopoguerra; Bocca di Magra, ancora, come luogo di ritrovo di scrittori e intellettuali. Personalità quali Eugenio Montale, Giulio Einaudi, Cesare Pavese ed altri ancora lo hanno visitato e apprezzato durante i loro viaggi alla scoperta della Lunigiana e poi della grande madre Europa.
Allora come adesso, le risorse economiche di Bocca di Magra concorrono a farne fiorire il turismo: si pensi alla possibilità di acquistare pesce freschissimo dai pescatori, direttamente sul molo, o di collaborare alla spremitura delle olive in qualche frantoio vicino. O perché no, lasciare che i bambini imparino dai fattori nelle masserie didattiche sparse per la Val di Magra.
Bocca di Magra, pur trasformatasi nel profondo e divenuta esclusivo centro balneare, mantiene sempre un occhio di riguardo aperto alle tradizioni: il suo lungomare ospita barche e natanti in stanziamento annuale, oltre che per il charter e il noleggio, intuisci subito il passato illustre, le potenzialità di Bocca di Magra, ma basta sedersi su una panchina e farsi trasportare dalle emozioni, e il gioco è fatto. Finisci a trascorrere le ore in nostalgica contemplazione delle montagne. Ti imbatti in un sorriso gentile, i ristoratori sono abituati a ricevere ospiti, e ne vieni subito conquistato.
I Borghi del Magazine: Bocca di Magra
Nel paesino ci si muove tranquilli, il centro è chiuso al traffico e diviene zona pedonale per tutta l’estate, la transumanza estiva è concentrata su Via Fabbricotti. Presente, come abbiamo visto, il lungofiume, allietato dal verde dei giardini pubblici, doverosa una gita in battello fino a Fiumaretta.
Le spiagge, una attrezzata e l’altra libera, le raggiungete a piedi e in pochi minuti, singolari tratteggi al sapore di acquerello con pied-à-terre sulle Alpi Apuane. Quindi, cosa resta in mano al turista attento, dopo una vacanza corroborante alla foce del Magra? Cosa tratterrà, nei ricordi legati al suo soggiorno, di caro e prezioso?
La sensazione di trovarsi in un luogo di passaggio, dove più mondi coesistono in uno; le passeggiate con la doppia natura di intenerire i pensieri, la mattina a ridosso del molo, e il pomeriggio con le scarpe da trekking a gonfiare i muscoli, su in altura; il rumore e l’odore salmastro delle acque, chiuse in una conca di soli massicci altissimi e ammantati di alberi; il sospiro del vento che si incunea nell’arco di pietra davanti alla cappella del Monastero di Santa Croce del Corvo; le linee rette e verticali, colorate, sembra, dalla fantasia di un bambino, delle viuzze tutte un fiore nella cartolina rappresentata da Montemarcello.
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