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Alla Spezia un luogo dedicato ai dantisti spezzini

Il 15 ottobre del 2021, correndo il VII Centenario della morte di Dante Alighieri (1321 – 2021) si è tenuta alla Spezia la cerimonia solenne di intitolazione del Largo dei Dantisti Spezzini. Si tratta del punto in cui la centralissima Via del Prione si allarga, creando uno spiazzo proprio di fronte alla Palazzina delle Arti, sull’ingresso del prestigioso Museo ‘A. Lia’.

L’iniziativa nasce da una proposta del Centro Lunigianese di Studi Danteschi (CLSD), subito accolta dall’assessore al Turismo e alla Toponomastica, dott. Maria Grazia Frijia.

L’atto dello scoprimento della targa è stato compiuto dal Sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, assieme al Sindaco di Mulazzo, Claudio Novoa, alla presenza dell’assessore Frijia, del vescovo della Diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato, S.E. Mons. Luigi Ernesto Palletti, dei rappresentanti dei Corpi delle forze dell’ordine e  di alcuni comuni aderenti al protocollo “Sulle Vie di Dante tra Liguria e Toscana“, documento finalizzato alla realizzazione di un sistema turistico interregionale. Tale protocollo, di indubbio valore storico, è stato siglato a Mulazzo il 12 aprile scorso in occasione della cerimonia solenne di inaugurazione della Via Dantis, una creazione originalissima del CLSD. In particolare, il protocollo mira a valorizzare gli itinerari e i luoghi che hanno visto il Sommo Poeta vagare nel suo esilio attraverso l’intero territorio della Lunigiana Storica.

Dopo le prolusioni istituzionali del Sindaco della Spezia e dell’assessore Maria Grazia Frijia, la cerimonia ha visto partecipe il dialettologo spezzino prof. Piergiorgio Cavallini, che ha declamato personalmente la propria versione del Canto VIII del Purgatorio in vernacolo locale. Accanto a lui il capitano del Gruppo Storico “Oste  Malaspinaensis” di Fosdinovo, Simone Musso, ha esibito in costume d’epoca, assieme ad una figurante, lo scudo dello Spino Secco, il ramo dinastico ghibellino della famiglia Malaspina cui si deve il soggiorno di Dante in Lunigiana.

L’assessore Frijia ha sottolineato che «con questa iniziativa La Spezia rende omaggio al Sommo Poeta, simbolo del nostro Paese, ma anche a figure di spicco della Città che con questa occasione vogliamo ricordare», mentre S.E. il Vescovo, all’atto della sua Benedizione, ha invitato, molto opportunamente, il numeroso pubblico intervenuto a considerare con attenzione la natura profondamente dottrinale, in senso cristiano-cattolico, della Divina Commedia.

Ma chi sono i cultori spezzini della materia? Si tratta di quattro studiosi i cui nomi, indicati dal Centro Lunigianese di Studi Danteschi, sono riportati in epigrafe. Ecco, di seguito, i loro profili.

 

Alla Spezia un luogo dedicato ai dantisti spezzini evento

GAETANO ZOLESE, (1819-1892)

Attraverso diverse epistole indirizzate a vari studiosi, seppe fornire precisazioni filologiche rigorose su passi cruciali di Inf I e Inf V. Proprio del primo Canto della Commedia lo studioso sviluppò un commento completo (Il primo canto dell’Inferno interpretato dal professore Gaetano Zolese, 1885) che rappresenta il primo contributo ad oggi conosciuto portato alla tradizione della Lectura Dantis Lunigianese.

UBALDO MAZZINI (1868-1923)

Genio assoluto della spezzinità, fu storico, archeologo, poeta e letterato. Ben figurò nella monografia celebrativa “Dante e la Lunigiana” del 1909 con ben quattro interventi di alto magistero in ordine ai Luoghi Danteschi locali: Luni, i monti di Luni e Carrara; Lerici; Valdimagra e la Magra; Il Monastero di Santa Croce del Corvo. Nel medesimo volume curò anche l’ottima scheda dedicata a Gaetano Zolese. In seguito illustrò magistralmente il contenuto di due documenti pisani attestanti un importante imparentamento tra i Malaspina dello Spino Secco e i Conti di Donoratico (Il matrimonio di Manfredina Malaspina di Giovagallo con un figlio del conte Ugolino (con una postilla dantesca), 1915). Da registrare nella produzione di sonetti in vernacolo spezzino un componimento in dedica proprio al Conte Ugolino (A morte der Conte Gulin), che rappresenta una parafrasi satirica, secondo il suo stile, in terzine dantesche del celeberrimo incipit di Inf XXXIII. Sulle prime pagine di un commento della Commedia recentemente recuperato dal CLSD ed appartenuto con certezza allo studioso, è stata individuata, annotata a matita, una interessante variante di Inf XXXIII 75 («Poscia il dolor poté più che il digiuno»).

ETTORE COZZANI (1884-1971)

Fu poeta, scrittore, saggista, editore. Si tratta del primo studioso lunigianese che, pur essendo nato ancora nel secolo XIX, ha visto la propria opera dantesca proseguire ben oltre la Seconda Guerra Mondiale. Fondò “L’Eroica” – rivista di cui solo in tempi recenti è stato riconosciuto l’eccezionale valore – e per tutta la vita fu un eterno innamorato di Dante, del Pascoli (di cui fu devotissimo allievo), del D’Annunzio e della Patria. Alcuni suoi stilemi inusuali, prodotti nella gestazione ventennale del suo capolavoro, Il poema del Mare, si ritrovano intatti nella produzione del Montale degli “Ossi di Seppia, così come l’uso frequente della rima sdrucciola, arte appresa dal Cozzani direttamente dal magistero pascoliano[1]. In campo dantesco ci ha lasciato diversi interventi, tutti molto significativi: un appassionato discorso nazionalista (Un Dante nuovo per una nuova Italia, 1937); un commento mirabile al complesso esoterismo sviluppato dal grande maestro romagnolo (Pascoli – il poeta di Dante, 1939); una lectura dantis (Il canto di Francesca, 1957); un saggio partecipativo del VII Centenario della nascita di Dante (Chi è Beatrice?,1965) in cui riprende in toto le tesi del lunigianese Carlo Andrea Fabbricotti, purtroppo però mai citato e, infine, una difesa forte, razionale e commovente di Gemma Donati (Difendo Gemma Donati, la moglie di Dante, 1966).

[1] M. MANUGUERRA, Misteriose affinità tra poeti liguri, su “La Spezia Oggi”, XIV/3 (1986),  pagg.  46-49.

Alla Spezia un luogo dedicato ai dantisti targa

​RINALDO ORENGO (1895-1991)

Ebbe rapporti con Ettore Cozzani. Negli anni ’70 fondò a Sanremo la Casa Editrice Mizar, per i cui tipi pubblicò accurate antologie critiche di Vilfredo Pareto e Gabriele D’Annunzio. Fondatore del “Convivium Dantis – Cerchia di Liberi Dantisti”, associazione con sede a Riva Ligure, a lui si debbono tre titoli a carattere dantesco, di cui due sono opere monumentali. La prima pubblicazione è un articolo a carattere astronomico (Un documento celeste per Dante) comparso, in due numeri successivi, sulla prestigiosa rivista “Coelum”, nel 1966. Basato sulla citazione marziana di Pur II, lo studio vale ad evidenziare che l’opposizione del pianeta vista sul «marin suolo» poté avvenire sulle coste dell’Alto Tirreno intorno al 1315, una data prossima a quella attribuita alla celebre testimonianza dell’Epistola di frate Ilaro del Monastero del Corvo di Bocca di Magra. Le altre due opere sono Le arti del mare in Dante (1969), già vincitrice nel 1965 del concorso nazionale dantesco indetto dall’Ateneo Prealpino di Varese, e Dante uomo di scienza – Note polemiche sui riferimenti astronomici della Divina Commedia e sulla cronologia particolare del Viaggio (1978).

È precisa convinzione dell’istituzione proponente, il Centro Lunigianese di Studi Danteschi, e dell’assessore Maria Grazia Frijia, che il Largo diverrà ben presto nell’immaginario collettivo il luogo dove gli studiosi locali terranno le loro letture. Questa percezione non mancherà di produrre sulle nuove generazioni suggestioni positive, indispensabili alla prosecuzione della grande (seppur poco conosciuta) tradizione degli studi danteschi in città.

di Mirco Manuguerra

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